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Viaggi culinari: Giappone

Visto che ultimamente non sto cucinando granché, ho pensato di iniziare una nuova “rubrica” se così vogliamo definirla, in cui vi parlerò di quelli che sono i cibi strani che si possono degustare in giro per il mondo e a cui i nostri palati non sono abituati.
Inizio da un paese la cui cultura è immensa, dall’arte alla gastronomia: il Giappone. Sono sicura che i primi piatti a cui penserete sono sushi, sashimi, wasabi, tempura… insomma i classici che possiamo trovare anche in Italia.
Ma ci sono tantissimi piatti che, anche se presenti in molti menù, difficilmente finiamo con lo scegliere. Uno di questi è il Nattō, che fa parte della colazione tradizionale giapponese: si tratta di fagioli di soia fermentati, ricchi di proteine, che sembrano avere proprietà ottime per abbassare il colesterolo ed evitare problematiche cardiache.
Quello che rende strano questo alimento, oltre alla fermentazione, sono l’aspetto filamentoso e la texture viscida, combinati a un odore pungente e un sapore decisamente particolare. Per l’aspetto non posso far altro che lasciarvi a una foto:
Quella cosa gialla che vedete sopra è karashi ovvero la mostarda tipica giapponese. Il natto si mangia sia da solo, con karashi e salsa di soia oppure con riso bianco al vapore e uovo crudo. Qua in italia si trova negli alimentari etnici, io in genere lo acquisto al Kathay (milano). In alcuni ristoranti, lo servono con maguro (tonno) oppure con ika (calamaro): se non lo avete mai provato, questa potrebbe essere la scelta migliore per il primo assaggio perché il pesce crudo sotto smorza parecchio la texture del natto, soprattutto se aggiungete sopra della soia. In foto: Maguro Natto
Se invece siete temerari come me, la prima volta potreste decidere di assaggiarlo così com’è, nella maniera tradizionale… ma preparatevi, perché la consistenza metterà alla prova le vostre papille gustative. Dal punto di vista del sapore non vi dirò bugie: si sente che è fermentato, un po’ come i formaggi stagionati, infatti, ha un gusto pungente e intenso che avvolgerà il vostro palato (in sostanza, fate in modo di avere accanto un pezzo di pane e dell’acqua se proprio fate fatica a mandarlo giù).
Io lo adoro, in particolare con riso bianco e uovo crudo (ma solo se freschissimo) ma anche la versione con pesce crudo è buona. Voi l’avete mai provato? Oppure, lo provereste? In caso… fatemi sapere le vostre esperienze!
From China with love
Quando entro in loop con un tipo di cucina ne esco molto difficilmente. Dopo la mia cena Thai, mi è venuta voglia di provare qualche nuova ricetta, prendendo spunto (e carpendo qualche trucco) da video di YouTube: qualcuno di Cookingwithdog, qualcun altro di RunnyRunny999.
Non avevo mai provato a fare le puntine di maiale in questo modo, ma cucinarle così le rende morbidissime, saporite e deliziose.
È una ricetta talmente semplice che potreste provare a farla anche se non aveste mai messo piede in una cucina… I swear!
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From Thailand with love: la mia cena etnica
Vi ho già detto quanto adori il Kathay? Anche se nell’ultimo anno il tempo che trascorro ai fornelli è davvero poco rispetto a prima, quando posso mi diletto ancora a mettere le mani in pasta e a scervellarmi nel creare qualcosa di nuovo. Il Kathay è una fonte inesauribile di creatività, soprattutto per chi come me adora provare piatti nuovi, anche se magari poi ne esce una schifezza.
Stavolta mi è andata bene e, ispirandomi a una ricetta vista chissà dove e chissà quando, ho pensato di fare questo branzino in foglia di banano, con riso basmati bollito e dei semplicissimi broccoli saltati in padella. A parte l’accensione del forno che inizialmente mi ha provocato qualche attimo di iperventilazione (e qualche minuto davanti al ventilatore per sopperire all’afa che si è impossessata della cucina, come se Caronte, Minosse & co. non bastassero), è sicuramente una ricetta da rifare e sono super soddisfatta del risultato!
So che a vedere la foto sembra una cosa super complessa, ma vi assicuro che una volta messo in forno il pesce resta davvero poco da fare.
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Voglia di etnico…
Ieri sera avevo una gran voglia di cucina etnica e, in particolare di cucina cinese…l’unica cosa che avevo in casa però erano delle sfoglie per gli involtini primavera, quindi non è che avessi tutte ste alternative.
Devo assolutamente andare da Kathay a fare un po’ di scorta…non ho più nemmeno degli spaghettini di soia per evenienza…
Comunque, sono riuscita a fare questi involtini primavera completamente vegetariani (in caso potete anche aggiungerci della carne se non siete veggies…) che sono venuti piuttosto bene. Pronti? Via!
Involtini Primavera
Ingredienti
sfoglia per involtini
verza (meglio se cinese, è più delicata)
germogli di bambù
germogli di soia
carote
aglio
cipollotti
salsa di soia
1 cucchiaino di maizena
Preparazione
Tagliate a listarelle la verza, i germogli di bambù, le carote e i cipollotti, cercando di ottenere pezzi delle stesse dimensioni. In un wok riscaldate dell’olio di semi, fate rosolare l’aglio e aggiungete tutte le verdure e i germogli di soia. Aggiungete un paio di cucchiai di salsa di soia e la maizena diluita in un cucchiaino di acqua. Mettete il composto in mezzo ai dischi di pasta, piegate i lati più corti verso l’interno e arrotolate. Spennellate con dell’acqua per sigillare. Friggeteli fino a doratura in olio ben caldo. Servite con salsa di soia o agrodolce. Buon Appetito!
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